Ricette cruelty-free: burrocacao alla vitamina E

Per fare questo burrocacao ci vuole una ventina di minuti: provaci, è facile!:)

Anno nuovo, nuovi spignatti! Dopo il dentifricio fai da te all’argilla bianca, mi sono cimentata in un’altra ricettina utile e veloce come la luce: quella del balsamo labbra.

Per farselo in casa servono 4 ingredienti appena, un bilancino di precisione, un tegamino per scaldare a bagnomaria e un contenitore in cui invasare il burrocacao: rufolando sugli scaffali del mio sgabuzzino, per esempio, ho rimediato il barattolino di vetro di una defunta crema viso della Garnier, così ho sterilizzato e usato direttamente quello. Il procedimento, oltre che rapido, è anche a portata di principiante assoluto: guardare per credere! 🙂

Barattolino usato in vetro, disinfettato e pronto per essere riciclato per lo spignatto

Allora, per cominciare vi dico intanto cosa ci ho messo e perché: cera d’api (10 gr) per l’azione nutritiva, burro di karitè (10 gr) per le proprietà elasticizzanti e cicatrizzanti, olio di mandorle dolci (5 gr) per il fattore emolliente e lenitivo e, infine, vitamina E (1 gr) per il forte potere antiossidante anti-age. La ricetta, questa volta, non l’ho presa da un libro ma dalla rete, precisamente da un bel sito di cosmetica consapevole, La Saponaria.

Il procedimento, in pratica, consiste solo nel far sciogliere a bagnomaria la cera d’api che, una volta liquefatta, andrà subito versata ancora calda nel contenitore scelto per l’invasamento insieme agli altri 3 ingredienti e mischiata al volo con un utensile di legno (io ho usato la punta del manico di un mestolo). Fatto questo, si lascia freddare: visto che siamo a gennaio, ho saltato il frigo e messo il barattolino pieno a frescheggiare fuori dalla finestra…più eco e gratis di così si muore ;D Per prossima volta cercherò di rimediare dei mini-vasettini di quelli che si usano per le marmellatine: a parità di dosi, dovrei riuscire a riempirne circa tre.

Quanto agli strumenti, va detto che il bilancino (di quelli da orafo) non è mio ma del buon Maurizio, che magnanimo me l’ha passato per i miei esperimenti (grazie!): per il resto, in cucina ho rimediato tutto quello che mi serviva sul momento, compreso il tegame dove far bollire l’acqua per sterilizzare il barattolino di vetro che mi è servito poi per l’invasamento finale. Le dosi che ho seguito vanno bene per un burrocacao di quelli da prendere e spalmare sulla bocca con la punta delle dita: per chi volesse magari riusare un vecchio stick di rossetto o simili, invece, consiglio di aumentare un pochino la dose di cera d’api, che renderà il burrocacao ancora più sodo e quindi più adatto per questo tipo di confezionamento fai da te. Tornando alla sterilizzazione, inoltre, in alternativa si può fare passando il vetro con un po’ di alcool da liquore, di quelli a 90°.

La cera d’api (un panetto da 4 euro) e il burro di karitè (50 ml, 9 euro) li ho comprati ex novo in erboristeria, l’olio di mandorle dolci invece ce l’avevo già in eredità da spignatti precedenti e lo avevo preso a suo tempo al supermercato, mentre la vitamina E me l’ha prestata Chloe (♥), e comunque anche questa si rimedia facilmente in qualsiasi erboristeria che sia ben fornita: siccome ho visto che nei prossimi spignatti che vorrei fare la vitamina E non c’è e mi sarebbe rimasta la confezione quasi intonsa a fare muffa per chissà quanto, per ora ho preferito non starci a spendere.

Sempre per ammortizzare per bene le spese, con i miei spignatti cerco di procedere raccogliendo ricette semplici che mi permettano di rimettere mano agli ingredienti che ho già. In questo modo, al massimo se mi va male devo aggiungere via via un solo ingrediente nuovo alla volta, senza contare che, autoproducendo allegramente, il piccolo investimento necessario per fare i primi acquisti si ammortizza alla grande.

Il burro di karitè deve essere puro, senza altri ingredienti aggiunti. Questo che ho trovato arriva da un laboratorio delle mie parti.

Il burro di karitè che ho trovato, in particolare, per buona parte è a km zero: il prodotto pronto (da non confondere con i suoi ingredienti, la cui origine geografica può coincidere ma anche no) è uscito da un laboratorio di queste parti, quindi per arrivare sul bancone dell’erborista e finire nelle mie mani ha fatto pochissima strada, il che in termini di benzina ed emissioni risparmiate è già un valore aggiunto. In più è controllato da ICEA per LAV (Lega Anti Vivisezione): né le materie prime né il prodotto finito sono stati testati su cavie animali. Personalmente questo lo trovo no giusto, ma sacrosanto.

Cera d'api: taglio del panetto & pesa

Buone notizie anche per l’olio di mandorle dolci: quello che ho usato è economico, si trova facilmente al Super e nemmeno lui è stato testato su quadrupedi sfruttati e disgraziati. Si tratta di un prodotto I Provenzali: a dispetto del nome, che fa molto ‘vive la France‘, la loro sede è in quel di Genova, e quindi vai col buon vecchio made in Italy. Il prezzo di vendita è equo (5 euro, 250 ml) e il marchio è inserito nella lista LAV delle aziende etiche che scelgono di NON appoggiarsi a fornitori e laboratori che praticano la vivisezione. La cosa che mi ha fatto godere quasi quanto la certificazione di cui sopra, poi, è l’INCI: c’è scritto Prunus Amygdalus Dulcis Oil, fine (!).

I Provenzali: azienda inserita nella lista LAV di marchi anti-vivisezione

Cera d'api a bagnomaria: mi raccomando, fuoco lento!

Ultimo passo: raffreddare all'aria aperta

Allora che mi dite? Vero che la ricettina è super facile sul serio? Se vi sta venendo mezza voglia di provare, pensate per un attimo a tutte le torture dolorose che non infliggerete, alle schifezze che non vi spalmerete addosso, al risparmio che, di spignatto in spignatto, ve ne verrà in tasca…l’altra metà verrà da sola. In spignatto we trust: buon divertimento!

P.S. il burro di karitè deve essere PURO, ovvero privo di altri componenti aggiunti. Guardiamo sempre l’INCI: l’olio di mandorle dolci, per esempio, se andate a vedere spunta fuori spessissimo.

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