Mi do alla macchia

Certi tipi di macchia, quando si parla di bucato, sono talmente carogna che non la scampi: se non pretratti, rischi il danno permamente. Gli smacchiatori – provvidenziali quanto tossici per composizione e packaging – sono nati apposta per questo: tamponare il guaio, neutralizzarlo e, una volta finito il lavaggio, vederlo cancellato come se non fosse mai esistito.

infima macchia di caffè

Eppure, prima dell’avvento sul mercato dei flaconcini magici (=smacchiatori liquidi o in polvere), nella case si riusciva a lavare e smacchiare sapientemente un po’ di tutto, alla faccia degli elettrodomestici all-in-one e dei detersivi industriali che, semplicemente, ancora non erano venuti al mondo.

Al di là della spazzatura plasticosa che si può evitare, dell’inquinamento negli scarichi che si può eliminare e della spesa risparmiata sul mancato acquisto del prodotto pronto, re-imparare i vecchi antidoti fai-da-te casalinghi, quegli stessi che per decenni e più hanno  salvato cappotti e camicie,  resuscitato tovaglie e restituito smalto a lenzuola invecchiate, è una cosa da non sottovalutare: prima o poi, verrà sempre un momento in cui – a fronte del barattolo di smacchiatore disperatamente vuoto – la maglietta preferiterrima incontrerà accidentalmente del perfido vino o del malefico caffè. Voglio dire, è risaputo: le macchie più bastarde, se non fai qualcosa subito o magari prima che si secchino, poi ti tocca tenerle. In mancanza di prodotto specifico, insomma, sapere cosa fare al soppraggiungere del pasticcio può fare la differenza.

Ogni macchia, intanto, vuole la sua ricetta. In realtà, di norma, ne esistono più versioni e chi ha già un minimo di esperienza ha sempre in canna il suo metodo preferito, un po’ come succede in cucina. Personalmente, per ora mi sono segnata queste dritte qua:

Birra: risciacquare con acqua mischiata ad un po’ d’aceto

Caffè (o thè): pretrattare strofinando con sapone di Marsiglia, o in caso di macchia vecchia tamponare con acqua ossigenata. Lavare poi con sapone e acqua tiepida. Se il caffè dovesse essere molto zuccherato, prima del lavaggio conviene invece applicare glicerina su entrambi i lati.

Cera di candela: in questo caso, prima di procedere bisogna lasciare che la cera secchi bene. Una volta che si sarà indurita, la cosa migliore da fare consiste nel raschiarla via con il dorso di un coltello. Rimosso con cura tutto il possibile, sicuramente ci sarà ancora qualche residuo, magari minimo, impigliato nelle fibre della stoffa macchiata: sopra e sotto il tessuto, a questo punto, andrà messo un foglio di carta assorbente, su cui si passerà con il ferro da stiro tiepido. In questo modo, la cera residua tenderà a trasferirsi sulla carta.

Gomma da masticare: si può indurire la gomma passandoci sopra ripetutamente un cubetto di ghiaccio oppure riponendo l’indumento ‘appiccicato’ in freezer per un’ora, ben chiuso nell’apposito sacchetto. Con un po’ di fortuna, la gomma si staccherà da sé: in caso contrario, si andrà a rimuovere con il dorso di un coltello.

Erba: se l’infimo verdolino dovesse essersi posato su un tessuto di cotone, o bianco (o tutt’e due), la parte incriminata andrà messa a mollo in acqua molto calda subito prima del lavaggio. Non dovesse sbiadire, si può potenziare il pre-trattamento immergendo la parte in latte freddo e sfregandola. Nel caso dell’erba, si può fare qualcosina anche se la macchia fosse vecchia: sfregare con succo di limone e risciacquare in acqua tiepida.

Fango: assolutamente non rimuoverlo finché non si è seccato. Poi, lavorare spazzolandolo via. Se ci sono piccoli residui, in caso di sintetico, cotone, seta o lino tamponare con acqua e ammoniaca, in caso di lana con acqua e aceto.

Inchiostro: apponendo un foglio di carta assorbente, tamponare la macchia con succo di limone. Se in casa non c’è quello, va bene anche latte caldo o sennò alcool puro (a 90°).

Inchiostro di penna biro: pretrattare strofinando con alcool etilico. Se si parla di pelle o di lana, quindi superfici molto delicate, purtroppo siamo davanti ad un pasticciaccio: conviene lasciar stare, perché il metodo più diffuso consiste nel tamponare con qualche goccia di benzina e non sempre funziona. Bisogna quindi valutare sul momento.

Gelato: pretrattare con acqua frizzante e sapone, dopodiché lavare tutto in acqua tiepida. Una temperatura più marcata, come succede anche per gli sciroppi e i liquidi molto zuccherati in genere, rischia infatti di fissare l’alone. Se la macchia fosse molto persistente, più forte dell’acqua frizzante con sapone c’è la versione acqua e borace (in proporzione 500 ml X 15 ml).

Olio: cospargere di borotalco, lasciar agire mezz’oretta, spazzolare via la polvere e procedere con il lavaggio.

Pennarello: tamponare la macchia con alcool denaturato o, sennò con succo di limone puro.

Ruggine: tamponare con succo di limone e sale fino. Lasciare al sole per un’ora. Se sfortunatamente la ruggine fosse su lana, immergere tutto il capo in acqua e glicerina o pretrattare solo la macchia acqua e ammoniaca.

Sangue: lasciare a bagno in acqua fredda, dopodiché tamponare con carta assorbente. Se non sbiadisce ancora, rincarare la dose con acqua ossigenata a 12 volumi.

Sudore: prima strofinare con acqua distillata, poi lavare con sapone e sciacquare con aceto (o acqua ossigenata).

Vino rosso:tamponare con acqua ossigenata, sciacquare con acqua e esporre al sole. Sennò cospargere la macchia di sale, dopodiché lavare con sapone e succo di limone. Nota speciale per la lana: per il vino serve tamponare con acqua e ammoniaca.

Ancora una volta, non c’è niente da fare: se c’è qualcuno in mezzo a noi che ne sa una più del diavolo, signori miei, sono le nonne.

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