Sei personaggi in cerca di produttore

L’ecodesign è in forte, fortissima evoluzione, cosa che mi gasa non poco perché è un settore creativo che mi tira davvero un sacco. Non si tratta solo della sua utilità ecologica, ma anche di pura e semplice estetica: se penso a tutti gli oggetti, gli accessori di green design su cui ho posato gli occhi finora, quelli che mi hanno attratto già solo per la bellezza della forma non si contano, me ne tornano in mente troppi!

Jarst, vaso-compostiera per piante d'appartamento

La nota dolente, piuttosto, arriva quando avvisti qualcosa che ti attizza al punto da considerare l’idea di portartelo a casa: molti pezzi, specialmente se si tratta di arredamento, hanno prezzi improponibili, almeno per le tasche della sottoscritta. Di conseguenza, il mio godimento il più delle volte si sfoga nel visual shopping più sfrenato: sfogli cataloghi, giri per fiere, rimiri, guardi e…basta! Uè ma funziona, eh: ti riempi talmente gli occhi che, alla fine, hai la stessa sensazione di quando hai macinato km e comprato di tutto.

Un’altra fregatura possibile quando si tratta di ecodesign, poi, si può palesare nel salto dalla teoria alla pratica, o meglio dal prototipo alla produzione: magari il costo dell’oggettino in questione sarebbe anche umano, peccato che in vendita non ci sia perché i creativi che l’hanno disegnato e costruito sono costretti a tenerlo parcheggiato in attesa di un produttore interessato, che finanzi il progetto e la sua produzione su media, grande scala o quello che è. Di questi ultimi, complici memorie pirandelliane, me ne vengono in mente 6.

Jarst visto smontato in prospettiva

La creatura che si vede in questa prima accoppiata di foto è Jarst, un vaso-compostiera per piante d’appartamento. L’ipotetico prezzo al pubblico stabilito da Andrea Bartolucci e Leonardo Fortino, che l’hanno progettato, andrebbe da un minimo di 25 ad un massimo di 40 euro a vaso. Io me lo comprerei: oltre che utile è carino da vedere, non è caro asserpentato e – last but not least – è un’idea tutta italiana!

La prima realizzazione risale addirittura al 2008: in seguito il progetto è stato perfezionato per eliminare gli odoracci che uscivano dal modello originario, e nel compartimentino diciamo triangolare, che ha la funzione di contenere i rifiuti organici e concimare il terreno d’invasatura rilasciando il concime home made attraverso un sportellino in basso, è stato aggiunto un condotto di areazione con filtro a carboni attivi pensato per evitare i cattivi odori. Il prototipo, tuttora fermo per mancanza di fondi, è stato costruito (scala 1:1) in polipropilene riciclabile e ha queste misure: 50x50x50 cm. Poi c’è Ekokook, cucina francese ecologica e avveneristica, letteralmente.

Il progetto, messo a punto da un team di 5 giovani designers dello studio Faltazi, è una pionieristica cucina a isola ecocompatibile autosufficiente. Divisa in 3 blocchi, è dotata di frigo a compartimenti stagni (=azione antidispersiva), di comparto inferiore dedicato alla raccolta differenziata completa e in grado anche di compattare rifiuti di vetro, di forno a vapore e lavastoviglie che funzionano sfruttando anche l’acqua precedentemente utilizzata per annaffiare le piante (posizionate in alto) e, infine, di lavandino integrato con un sottoscomparto, che raccoglie fino a 15 litri di acque reflue non contaminate da riutilizzare.

ekokook-faltazi

ekokook - recupero rifiuti

Quando si parla di stampare ecologico, invece, penso per esempio alla soluzione di Jeon Hwan Ju, designer coreano. Il suo oggettino domotico, di cui avevo già parlato anche qui, si chiama RITI Coffee Printer, si aziona a mano e impiega, come inchiostro, gli scarti di caffè (moka e cialde) e di thè, comprimendoli in una speciale cartuccia. Di certo ha i suoi limiti: così com’è, non lo vedo in grado di sostenere i ritmi di stampa da ufficio. Di buono, però,  c’è che è fatta di materiale riciclato e riciclabile, non consuma elettricità manco per sbaglio e sfrutta scarti comuni, quasi impossibili da non avere in cucina.

Quanto all’urbanistica, dico: Gaon Street Light. Questa volta ad essere powered by trash, cioè attivabile sfruttando la spazzatura, è un lampione. Gaon ha, alla base, un bidone per la spazzatura organica: i passanti possono buttarci dentro torsoli di mela, bucce di mandarino o di banana, resti di panino. In pratica, dal metano generato naturalmente dal compostaggio si trae l’energia necessaria per azionare la luce del lampione. Esteticamente, secondo me, è ineccepibile.

Eco lampione Gaon

Gaon- sportello spazzatura organica

Sempre in materia di luce, mi piace molto anche Eco Bulb, una lampadina che ti fa risparmiare perché è fatta…a spicchi estraibili.  Il designer che l’ha inventata, tale Seokjae Rhee, l’ha sviluppata partendo da questo presupposto: se io sto leggendo per esempio sulla destra della lampadina, ad illuminarmi sarà la fetta di lampadina rivolta verso di me, l’altra no. E allora perché non eliminare questo spreco disattivando selettivamente la parte di lampadina che sta facendo la luce che non mi serve e che posso risparmiare per un’altra volta?

Eco BulbInfine, una menzione d’obbligo all’ecodesign nordeuropeo, che continua a sfornare robe me-ra-vi-glio-se! Questa sotto è Raindrop, di Bas Van der Beer, e recupera l’acqua piovana dalle grondaie: per farla uscire da Raindrop e riutilizzarla per annaffiare le piante, si può usare il rubinetto che sta in basso oppure, direttamente, l’annaffiatoio incastrato in alto. Per la cronaca, esiste anche in versione mini. Questo progetto l’ho messo per ultimo perché…dai che ti ridai, il produttore l’ha trovato!  Risponde al nome di Dutch, che lo vende a 199 eu al pezzo. Che sia di buon auspicio anche per Jarst & Co.?

Raindrop, versione grande

Annunci

Un pensiero su “Sei personaggi in cerca di produttore

  1. Ciao Eco!
    Direi che anche il Visual Shopping è eco 🙂

    Senti ti faccio solo tanti complimenti per aver recuperato queste informazioni e per averle rese disponibili a noi profani, non saprei come commentare altrimenti questo post perché sono rimasto colpito molto positivamente da tutte queste ottime invenzioni.
    Cioè non sono cose artigianali prodotte in casa, per le quali molti potrebbero non essere simpatizzanti, qua ci sono poche scuse, ci vuole solo la buona volontà di utilizzarle, come dici tu compatibilmente con le proprie tasche.

    Grazie, ciao!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...