Yogurt fai da te, no Alpitour

I più scafati riescono a farselo egregiamente ricorrendo all’attrezzatura che in casa c’è già, tipo il forno. La nostra svolta dallo yogurt industriale comprato già confezionato a quello autoprodotto, invece, è avvenuta meno poeticamente grazie ad un elettrodomestico specifico, che per la cronaca abbiamo preso apposta.

Yogurtiera a caraffa

Lati negativi di questa scelta: fra le nostre 4 mura ora c’è un consuma-elettricità in più, oltretutto non è second-hand ma nuovo di zecca, e quindi fresco di produzione (= risorse extra sfruttate) e di lunghi trasporti (= emissioni).

Lati positivi: ci siamo limitati al modello base che più base non si può, costato – ebbene sì – 19.90 euro; in virtù della spesa abbordabilissima che comporta, la creatura in questione ha una funzione sola, ovvero on/off, e consuma 9 watt. Ripeto: 9 watt 9, roba insomma che la bolletta non se ne accorgerà mai a meno che qualcuno non glielo spifferi e faccia biecamente la spia.

Ricapitolando: niente performance mirabolanti, niente regolazioni di velocità e di tempo, niente trasformazioni di latte-in-yogurt-in-gelato con un solo gesto, niente design eccezziunale. Eppure la nostra yogurtiera, che ci è costata giusto quanto 4 pacchetti di sigarette, ci fa avere tutti i giorni yogurt fresco che è fresco per davvero, a km letteralmente zero, e ci ha pemesso di smettere in toto di comprare quello già pronto del banco-frigo del Super. A fronte di una bolletta della luce che è identica a prima, la nostra spesa per lo yogurt è invece scesa a picco: con 1 litro di latte abbiamo più di 1 kg di yogurt, che ci dura tutta la settimana e passa. Per non parlare dei vasetti di plastica: e chi li usa/butta più?

Yogurtiera a caraffa: corpo esterno + recipiente interno + rispettivi tappi + cucchiaio

La nostra yogurtiera a caraffa, completamente in plastica, ha una base d’apoggio stretta e si estende in verticale: il corpo esterno della macchina contiene un recipiente della capacità di 1 litro, che si tappa con un coperchio a cupola nel quale è incastrato un cucchiaione; in più c’è anche un secondo tappo più grande, che ha un diametro uguale a quello del corpo esterno e che, in pratica, va a chiudere tutto. Oltre a questo c’è il cavo con la spina: il tasto on/off non c’è, e quindi ci si limita a inserire lo spinotto nella presa quando si vuole accendere oppure a toglierlo quando si vuole spegnere.

L’alternativa classica al modello a caraffa è quello a vasetti: più ingombrante come dimensioni, ha però il vantaggio di produrre yogurt già suddiviso in barattolini di vetro e anche in questo caso i prezzi partono da 20 onesti euro scarsi in su. Il fatto del vetro mi tirava parecchio, però poi sono venuta a sapere che, in caso di rottura dei vasetti, vanno ricomprati quelli a misura dei fornitori e costano un po’, ergo ho scelto la yogurtiera a caraffa per non complicarmi la vita.

La nostra autoproduzione di yogurt funziona così: nel recipiente interno della yogurtiera vado a mischiare bene insieme 1 litro di latte e un po’ di yogurt bianco con fermenti lattici vivi (l’equivalente di un vasetto) dopodiché, quando mi sembra che il composto sia bello omogeneo e senza grumi, chiudo tutto con i 2 tappi, inserisco lo spinotto nella presa di corrente e lascio lavorare la macchina per 8 ore. Passato il tempo giusto, stacco lo spinotto e lascio lo yogurt in frigo per un’ora a rapprendere. Se voglio dare allo yogurt bianco un gusto diverso, per aggiungere frutta, o miele, o cioccolato, o caffè o altro aspetto che si sia rassodato al freddo. Dalla mandata autoprodotta fresca tolgo sempre un pochino di yogurt, che userò per produrre lo yogurt della volta dopo.

Da fare non c’è altro. Il ruolo della yogurtiera consiste semplicemente nel raggiungere e mantenere la temperatura costante di 45°: ecco perché pur non avendo neanche un tasto di accensione, la versione base basta e avanza per arrivare allo scopo. Per non sballare lo yogurt, poi, basta seguire pochi e facilissimi accorgimenti: usare gli strumenti solo se perfettamente puliti e asciutti, impiegare latte e yogurt a temperatura rigorosamente ambiente, mischiare bene a mano invece che frullare elettricamente, non disporre la yogurtiera vicino a correnti d’aria o vibrazioni.

Quanto al latte, noi usiamo quello crudo dei distributori, che prima di essere bevuto o usato va sempre bollito. In questo modo ho la certezza che il latte, che arriva da mucche della campagna qui intorno, non si è sparato mezza Italia su un camion per arrivare fino a me, ed è stato munto al massimo da 24 ore. Per prenderlo uso sempre le stesse bottiglie da 1 litro, che ogni volta svuoto e ricarico. Oltre che sui vasetti di plastica dello yogurt industriale, quindi, ho fatto tabula rasa anche sul packaging del latte confezionato. Ciao ciao anche a voi, cartocci di tetrapack!

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5 pensieri su “Yogurt fai da te, no Alpitour

  1. Ciao Katia 🙂

    La marca della yogurtiera a caraffa che abbiamo noi è la DCG, e il modello si chiama YM2199.

    Interessante: non escludo di passare anch’io al fai da te ‘puro’ prima o poi! Quanto tempo ti ci vuole per avere lo yogurt pronto? E dove lo sistemi, di solito, per farlo fermentare? 🙂

  2. ops..mi son persa la risposta! dunque io lo yoghurt lo faccio da me senza altro che una pentola di acciao, un litro di latte ed uno yoghurt in vaso (della migliore qualità e solo per il primo fermento). procedo così: faccio riscaldare il latte, ma non bollire, prima del bollore tiro via ed unisco il vasetto di yoghurt intero mi raccomando:)..questo la sera..per lasciare riposare una notte in forno spento ed in pentola coperta da canovaccio di cotone bianco. la mattina dopo..surprise:) un kilo di yoghurt pronto per essere gustato. molto dipende dalla qualità del latte e dello yoghurt iniziale. per le preparazioni successive occorre prelevare un vasetto dallo youghurt già ottenuto e via..così all’infinito. i vasi (di vetro) si conservano in frigo per una settimana.)- da vera caffeinomane quale sono..al mattino aggiungo una tazzina di caffè, ma nn dispiace con il miele, con la frutta e..perchè no..con cannella e cereali:)

    1. sì, è già sporzionato in partenza e questa è una grande comodità 🙂 Personalmente preferisco quella a caraffa, perché dovesse rompersi uno dei vasetti, va riordinato dal produttore etc etc 🙂

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