Colluttorio semplice semplice

Il colluttorio migliore in assoluto consisterebbe in acqua e sale, ma tutte le volte che ci  ho fatto gli sciacqui dopo mi è venuta sempre sete a oltranza.

Allora ho provato un’altra versione base usando chiodi di garofano (che hanno proprietà disinfettanti) e malva essiccata (che invece è lenitiva sulle gengive). Con 4 euro (50 gr + 50 gr) in erboristeria mi sono fatta la scorta per non so quanti mesi: a occhio e croce, per tutto l’autunno e l’inverno dovrei essere a posto.

Per prepararlo faccio così: scaldo un po’ d’acqua (tipo un bicchiere) e poi, quando arriva ad ebollizione, la tolgo dal fuoco e ci verso dentro un cucchiaino abbondante di malva (fiori e foglie) e 4 chiodi di garofano; a questo punto lascio riposare per una ventina di minuti, filtro e il colluttorio è pronto.

Si mantiene per 3 giorni, e per conservarlo lo tengo in frigo chiuso dentro una boccettina di vetro, ho riciclato cioè una bottiglietta di succo di mirtillo dell’Achillea (buono veramente ma caro asserpentato perché è bio…sgrunt) di quelle da 200 ml, che è piccolina e ha il tappo a vite, e quindi è molto pratica. Io di solito tiro fuori questo colluttorio dal frigo subito prima di usarlo: così resta molto fresco di temperatura, e compensa almeno in parte la mancanza dell’aroma sintetico mentolato che c’è nei colluttori industriali.

I colluttori della grande distribuzione funzionano un po’ tutti molto bene, ma sono anche parecchio aggressivi ed è per questo che, in linea di massima, cerco di evitarli. Dal punto di vista dell’impatto ambientale, autoprodurre in casa e versare il mio colluttorio fai da te in un flaconcino di vetro riciclato, che durerà un sacco e che, dopo che lo avrò buttato nella differenziata, sarà oltretutto riciclabile di nuovo, mi permette di alleggerire la mia produzione di rifiuti, e mi permette pure di non finanziare trasporti inquinanti (e packaging da smaltire) di bancali di colluttori che macinano km e km da un punto all’altro dell’Italia (se non dall’estero). Quello che mi preme ancora di più, però, resta il bene della mia bocca e dei miei denti, quindi se qualche volta mi capita per forza di cose di usare un colluttorio industriale, sto attenta all’INCI per vedere cosa c’è dentro.

L’alcol e il Peg, infatti, alla lunga assottigliano le mucose rendendo – paradossalmente – più facile l’assorbimento delle impurità: in un certo senso, il cane che si morde la coda. Il methylsalicylato, invece, in realtà è un disinfettante per la pelle, e la sua efficacia nella riduzione dei germi nella bocca non è provata. Il fatto che i colluttori siano venduti tranquillamente al supermercato, in effetti, frega: non c’è differenza fra il buttare nel carrello quello o il dentifricio, ed è anche per questo che spesso finisce che non si fa caso al fatto che non tutti i colluttori possono essere usati ogni giorno, né che tanti sono da tenere fuori dalla portata dei bambini. Un grosso peso, in questo senso, ce l’ha il fluoro. Le soluzioni orali infatti, non dovrebbero contenerne più di 500 parti per milione, cioè non andare oltre lo 0,05% del totale. Se la concentrazione è eccessiva, pur essendo un buon antisettico che combatte la placca e aiuta a prevenire la carie, il fluoro finisce per fare danni: dà problemi allo smalto, alla crescita scheletrica dei denti e, nei bambini, provoca fluorite.

Lo dico, io non sono integralista: pur essendo quasi sempre una bomba di coloranti, conservanti e sintetici aggressivi, il colluttorio della grande distribuzione resta una bella comodità e rinfresca l’alito che è una meraviglia, infatti ogni tanto, quando devo uscire per un’occasione importante dove avrò a che fare con altri esseri umani, continuo a usarlo. Essendo appunto farcito di conservanti, un boccettone tenuto al fresco mi dura una vita e quindi posso tirarlo fuori ogni morte di papa senza problemi. Selezionato bene in base all’INCI e usato sporadicamente, i suoi effetti collaterali sono neutralizzati perché le varie sostanze a rischio non hanno la possibilità di depositarsi e agire sulla lunga distanza: per tutto il resto, c’è Mastercard il barattolone di malva.

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