Detersivo piatti fai da noi

Nella mia ricerca di detersivi per i piatti che fossero meno tossici per me che li maneggio e d’impatto più moderato per l’ambiente che li deve smaltire, il primo passo concreto che ho fatto è stato il passare, intanto, dai detergenti contenuti nei soliti flaconi di plastica usa e getta classici a quelli venduti alla spina.

I 4 ingredienti per il detersivo piatti da fare in casa sono tutti stra-reperibili e economicissimi

In questo modo, ho stoppato l’accumularsi di vuoti su vuoti da buttare nel mio bidone della spazzatura: la bottiglia da 1 litro che vado a riempire al distributore ogni volta che finisco il sapone resta sempre la stessa per un sacco di mesi, ergo le mie non-bottiglie non devono più essere buttate nella monnezza, incenerite o riciclate, e per questi non-servizi non vengono quindi usati l’acqua o la corrente elettrica che servono a far marciare i processi di lavorazione nè si sprecano benzina, emissioni di CO2 e quant’altro per i vari trasporti che tutta la giostra necessiterebbe.

Ok, si tratta solo di una decina e passa di bottiglie di plastica in meno all’anno e di certo non faranno andare in fallimento la Geofor di Pisa, ma è vero anche che per fare un grande cambiamento da qualche parte bisogna pur cominciare, per cui non posso che partire dal posto che conosco meglio di tutti: casa mia. Il passo successivo – visto che ormai ci sono, perché non provarle tutte! -, poi, non poteva che essere il fai da te: producendo il sapone piatti direttamente in casa con ingredienti già a disposizione in cucina non ci si limita solo a riciclare flaconi e contenitori come quando si compra sfuso, ma si riesce a risparmiare pure di più! L’occorrente, infatti, è davvero minimo: 3 limoni, 400 ml di acqua, 200 gr di sale fino e 100 ml di aceto bianco. Come tempo di preparazione, invece, fra taglio della frutta, frullata e cottura ci avrò messo sì e no 20 minuti in tutto.

Per cominciare ho tagliato a rondelle i limoni e, senza togliere la scorza, ho levato i semini uno per uno.

Seconda fase: dopo aver preparato gli ingredienti, si frullano insieme acqua, limone in pezzetti e sale

Fatto questo, ho tagliato le rondelle in pezzetti ancora più piccoli e li ho frullati insieme al sale e a mezzo bicchiere d’acqua di rubinetto finché non sono arrivata ad un composto omogeneo e senza grumi. Il fatto che la consistenza venga liscia è importante non tanto per il lavaggio a mano, ma per quello in lavastoviglie: una volta finito il programma, gli eventuali pezzettini resterebbero infatti incastrati nel filtro e appiccicati sui piatti.

Terza fase: si cuociono a fuoco lento il composto frullato con l'aggiunta di acqua e aceto

A questo punto il liquido che si ottiene è già piuttosto denso e ha un bell’odore pungente di agrume: dopo la frullata, si versa quindi in un tegamino, si aggiungono i 400 ml di acqua e l’aceto bianco e il tutto si mette a cuocere a fuoco lento.

Portato il composto alla bollitura, si procede sobbollendo per altri 10 minuti (io ho messo il timer): è importante, dal momento in cui si accende il fornello in poi, rimestare continuamente con un mestolo di legno, perché il detergente liquido fai da te tende fin da subito ad attaccarsi velocemente sul fondo della pentola.

Il detersivo piatti autoprodotto va messo in un contenitore di vetro

Il sapone per i piatti è pronto: si lascia stemperare bene e poi, quando è ancora tiepido, si versa in una bottiglia di vetro oppure in un contenitore, sempre di vetro, a chiusura ermetica. Questo detersivo naturale e autoprodotto, se conservato al fresco, si conserva per mesi (scurendo via via) e ha un buon potere sgrassante, però secondo me è bene tenere sempre a portata di mano anche un detersivo industriale per tutte quelle volte che ci si ritrova a rigovernare pentole e padelle davvero tanto, ma proprio tanto unte. Io, per esempio, lo alterno al sapone per i piatti della Ecor, che è venduto esclusivamente sfuso, ha la certificazione AIAB, non è testato sugli animali e ha un INCI notevole: come detergente è ottimo e lava perfettamente tutto, però il suo punto debole sta nel prezzo.

Il primo flacone mi è costato 3,60 eu, mentre tutte le ricariche che ho fatto dopo mi son venute il 20% in meno, che è lo sconto standard che viene applicato alla cassa proprio perché il flacone vuoto da riempire te lo porti direttamente da casa. Il secondo svantaggio pratico sta nel fatto che questo sapone fa poca schiuma, il che frega perché, abituati ai detergenti aggressivi del supermercato, si tende a usarne troppo per via dell’impressione che si stia lavando male: usato poco alla volta, invece, funziona bene e dura anche per un mese intero.

Prima di questo della Ecor, per un po’ ho usato il sapone piatti che mi andavo a prendere da Bollicino, un chiosco-distributore automatico di detergenti sfusi che fa parte di una catena in franchising e ha un punto vendita anche qui in periferia, a S.Ermete. I detersivi di Bollicino, quanto a composizione, non sono ecologici in niente, però si comprano alla spina e costano poco: per il flacone di plastica nuovo ho pagato 1.50 eu (se si prende quello senza erogatore, viene 50 cent in meno), e per il pieno da 1 litro spendevo 1 euro. Ho smesso di usarlo perché mi ha fatto venire le galle alle mani, ma può darsi benissimo che sia semplicemente la mia, di pelle, ad essere irritabile ai suoi componenti, boh. Con la Ecor mi trovo troppo troppo meglio, non c’è niente da fare, quindi in attesa di trovare un’alternativa altrettanto buona ma più economica, me lo tengo: la buona notizia è che grazie all’autoproduzione, considerando che ho già eliminato dalla lista della spesa lo spruzzino per i vetriil detergente per il microonde, il prodotto per liberare gli scarichi e l’ammorbidente per il bucato, facendo un totale riesco lo stesso a rimanere parecchio al di sotto di quanto spendevo prima per gli stessi identici prodotti. E vai!

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