Soldi con i rifiuti: c’è chi può

Ho vissuto in Baviera per diversi anni, prima a Flitzing (paesino-ino-ino di campagna), poi a Freising (cittadina) e infine a Monaco (cittadona), e in ognuno di questi posti, sia che si trattasse appunto di un buco sperduto fra mucche e foreste o di una metropoli con tutti i crismi, quando andavo a fare la spesa avevo l’abitudine di portarmi da casa i vuoti della birra, dell’acqua, del succo di frutta che ci eravamo bevuti durante la settimana.

Ogni supermercato o bottega che vende bevande imbottigliate, infatti, ha in dotazione  (o sennò nei paraggi) una macchina che raccoglie le bottiglie di plastica o di vetro usate e, in cambio, eroga uno scontrino che riporta una cifra totale da presentare poi alla cassa: la cifra in questione, poi, viene scalata dal conto della spesa. Per ogni bottiglia di birra guadagnavo 8 cent, di Volvic 25 cent, per una di quelle grandi del succo di mela 15 cent, e così via.

Come ragionamento (e servizio pubblico) non fa una piega: cosa, più di un possibile guadagno, può fungere da stimolo alla raccolta differenziata? Magari sei uno che dell’ambiente se ne frega altamente, o te ne frega ma sei pigro, o tutt’e due, ma se c’è da ricavarci qualcosa è probabile che il disturbo di portarti qualche bottiglia vuota nella borsa, la prossima volta che dovrai andare all’Iper, te lo prenda, no? Senza contare che le bottiglie che rientrano in buono stato vengono direttamente igienizzate, riempite di nuovo e rimesse in commercio, il che permette di ridurre la spazzatura a monte, risparmiare su emissioni e costi del suo mancato smaltimento o riciclo, nonché sulla produzione e l’acquisto di potenziali bottiglie nuove di zecca.

Di spazzatura ammucchiata e abbandonata in giro, lì, non se ne vede, e i vuoti li riportano un po’ tutti: studenti che di troppi soldi da buttare non ne hanno per definizione, madri di famiglia intente a far quadrare il bilancio familiare, ragazzini che fanno la commissione così poi con lo scontrino si vanno a comprare giornalini e bibite, senzatetto che durante il giorno girano in cerca di singoli vuoti lasciati di fronte ai pub, o appoggiati sulla panchina della metro, e ci ricavano i soldi per mettere qualcosa sotto i denti. I ragazzi italiani che l’altro giorno hanno girato questo video in Norvegia raccontano la stessa cosa: alluminio, vetro, plastica, vuoti a rendere, denaro.

Tutto questo esiste, funziona, ed è un banale servizio al pubblico che qui in Italia non c’è, salvo casi isolati tipo gli Ecobank, circoscritti al solo Piemonte. Perché? Perché in Olanda sì e noi no? Di rogne con la spazzatura non ne abbiamo abbastanza? Quanti milioni di italiani sono stati all’estero in vacanza o per lavoro e hanno già visto, e stravisto, e usato queste normalissime macchine di raccolta a misura di singolo? Di certo, c’entrano non poco speculazioni di partito, appetitose nomine di commissari straordinari, appalti truccati per la gioia delle ecomafie, zampini veri o presunti delle case farmaceutiche, paraocchi, una differenziata che da sola (a livello comunale) richiede spesso sforzi già importanti, e questo ok, si sa. Però che rabbia, cribbio.

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