L’INCI, questo sconosciuto

L’INCI è l’elenco degli ingredienti contenuto nei cosmetici e nei detergenti. Riportato in genere sul retro di ogni confezione di shampoo, bagnoschiuma e compagnia bella, indica i componenti di un prodotto dichiarandoli in ordine decrescente di quantità: paradossalmente, questo è l’unico riferimento imposto che il consumatore può ricevere in materia di dosi, nel senso che se da un lato la legge obbliga il produttore a specificare uno per uno gli ingredienti impiegati per creare il doccia-schiuma, il balsamo per capelli ecc. da lui distribuiti e messi in commercio, dall’altro lo lascia però liberissimo di non specificarne le percentuali esatte.

Succede così che, spesso e volentieri, si finisca con il comprare, per esempio, un flacone di olio per il corpo che sulla confezione – magari carinissima e tempestata di piantine in fiore e goccioline di rugiada stampate – è presentato come “olio di rosa mosqueta”, peccato che nella realtà quest’ultimo sia presente all’1% mentre il restante 99% sia olio derivato dalla raffinazione del petrolio esausto. Tutto questo, per quanto discutibile, è appunto perfettamente legale: se l’INCI riportato sulla confezione dell’olio in questione indica entrambi i suoi componenti, la legge è rispettata e il consumatore è regolarmente avvisato del fatto che quello che ha scelto di mettere nel carrello una qualche componente chimica ce l’ha e quindi come dire, liberissimo di rivolgersi altrove.

Di contro, la dicitura “olio di rosa mosqueta”, anche se questo ingrediente è presente in tracce minime rasenti lo zero, è al massimo una bugia bianca, nel senso che tecnicamente non si è mentito, ma ci si è limitati a non specificare quanto ce n’è. Per aggirare questi escamotage e sapere esattamente con cosa ci si lava senza farsi fregare e nemmeno impazzire nel fare fare la spesa, l’INCI ci viene in aiuto, a patto di concedergli qualche secondo e imparare a leggerlo.

Un primo vantaggio pratico dell’INCI è l’adozione del latino: in questo modo, il nome di ogni ingrediente sarà sempre lo stesso indipendentemente dalla nazionalità del produttore, e questo intanto evita a monte problemi in caso di acquisti all’estero o di cosmetici e detergenti importati. Per quanto mi riguarda, per capire poi quanto tossico sia questo o quell’altro ingrediente, uso il Biodizionario, una manna dal cielo perché di chimica m’intendo così poco che meno non si potrebbe.

Sul Biodizionario, che ha un database in crescita, sono state catalogate finora 4.947 sostanze: inserendo il nome di ogni ingrediente riportato sull’INCI della propria crema idratante viso, per esempio, si potrà verificare con un click quale si questi sia classificato con il bollino verde (=positivo), o giallo (=passabile) , o rosso (=negativo). Non importa che la lista intera di un detergente risulti verde: l’importante è che il verde e il giallo siano dominanti ma soprattutto collocati all’inizio dell’elenco, perché è lì che appunto sono indicati i componenti presenti in quantità più abbondante.

Se nell’INCI risulta qualche ingrediente contrassegnato in rosso nella parte finale, poco male: si tratta di dosi non indicate ma di certo minime. Se invece ad essere rosso sono il primo, il secondo ingrediente e così via, la questione cambia e di molto: noi non sappiamo se percentuale più abbondante significa 18% o 95%, e quindi per non rischiare meglio cambiare parrocchia e sostituire la crema, o il bagnoschiuma, o il balsamo in questione con un altro che abbia un INCI migliore e cioè meno tossico. Molti dei prodotti biologici certificati che già sono in commercio sono ottimi in questo senso, ma altrettanto spesso piuttosto cari.

Una spesa consapevole non deve essere per forza più dispendiosa: piuttosto, può essere fatta meglio spendendo diversamente la stessa somma di denaro. Imparare a leggere l’INCI e sfruttare gli strumenti utili per farlo, come il Biodizionario, è già un primo passo facile ma concreto. Io sto andando per tentativi, per esempio ho gradualmente fatto piazza pulita dei miei amati shampoo volumizzanti (sigh!) e profumatissimi (sob!) e al momento mi lavo la chioma con lo shampoo aloe pantenolo della Ecor: costa 7,90 euro ma il flacone è da mezzo litro, e infatti nonostante abbia i capelli lunghi mi dura ogni volta più di un mese e mezzo; all’inizio ne sprecavo uno sbotto, perché non fa schiuma e mi sembrava di lavarmi con il nulla, poi piano piano ci ho preso la mano, i miei capelli stanno benone e ora ci vado tranquillamente avanti anche per 7 settimane.

Superato questo problema e appurato che il prezzo, nonostante lo sconforto iniziale di vedere scritto praticamente 8 euro sul flacone, si spalma effettivamente su tanti giorni e quindi la mia media di spesa è la stessa di prima, resta il fatto che, usandolo regolarmente, alla lunga i capelli prendono a sporcarsi sempre più velocemente. Ne cercherò un altro con cui intervallarlo, che abbia un INCI molto buono e non sia testato su animali, come quello che ho già: ovviamente, si accettano suggerimenti più che volentieri.

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